2.0
Apro l'internet, e non c'è niente.
Meglio.
Apro l'internet, così pieno, che sembra vuoto.
Mi dice: "Non sai dove cercare!"
Rispondo: "No, ti correggo. Non so cosa."
Il mare è pieno di pesci.
Il bosco è pieno di piante.
Il cielo è pieno di uccelli.
Mi chiedo: "Perché Linneo si è dato tanta briga di classificare?"
Risponde: "Per la scienza! Per chi fa davvero qualcosa in questo mondo..."
Giudice interno, mai silenzioso, straparli.
Gli piace davvero tanto.
Non vede l'ora di trovare una defezione, di trovare un errore,
per puntare quel suo dito inesistente e giudicare.
Voce giudicante, i guai che ho fatto mi destinano a te, dunque.
Mi destinano a uno strazio di zelante azzeramento del mio già mutilato amor proprio.
Dell'autostima zoppa.
Della serenità corrotta.
Non ci sono post.
Meglio, ce ne son troppi e sono assordanti.
Assordano di un fragore senza contenuto.
Mi auguro di finire tra quelli ignorati,
consapevole che i più preferiranno quelli degli ignoranti.
Riparte: "Presuntuoso, non hai nulla da dire, non ti leggono perché sei banale."
Rispondo io: "..."
Io non rispondo.
Taccio, da tutta la vita.
Guardo lo schermo pieno di una sfilza di parole e taccio.
Ammetto, di non avere niente. Né in tasca né in testa.
Ho male dentro. Niente di serio purtroppo.
Un male dentro che è così astratto che neanche la TAC.
Che neanche la risonanza.
Che proprio non si vede.
Si sente. Almeno qui, si sente.
Lì non so.
Non ci sono post.
Questo è il primo.
Ce ne sono stati, anche troppi prima.
Prima di che?
Prima di adesso.
Adesso invece?
Adesso non ci sono post.
Dopo?
Ce ne saranno.
Assordanti.
Come il niente.